Chi sono gli influencer virtuali e chi li può usare

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Gli influencer del futuro non saranno più persone vere, ma potranno essere personalità virtuali. 

Non è il terzo film di Blade Runner ma una prassi già in uso presso diverse aziende, che delegano a personaggi creati in CGI (computer grafica) e animati dall’intelligenza artificiale il ruolo di “virtual influencer” per il proprio brand.

Chi usa gli influencer virtuali/virtual influencer

Ikea Giappone ha di recente affidato a una ragazza dal caschetto rosso la promozione del nuovo negozio a Tokyo.

Si chiama Imma e fa yoga in soggiorni IKEA, taglia le zucchine su taglieri IKEA, ma soprattutto parla e si comporta come una persona reale. Sostanzialmente, è indistinguibile da un influencer in carne ed ossa.

Non è una novità poi così grande per la major svedese, se consideriamo che il 75% di un catalogo IKEA – come rivela l’azienda stessa – è costituito da immagini create in computer grafica. 

Ma quindi, l’influencer virtuale è la soluzione definitiva per la promozione aziendale?

È molto importante capire se è un investimento che vale la pena fare. Ma soprattutto: bisogna capire quali aziende possono farlo oggi.

Va bene l’influencer virtuale… ma quanto costa?

Come gli influencer in carne ed ossa e i testimonial, anche l’influencer virtuale non è per tutte le tasche. Basta guardare chi li usa: si tratta perlopiù di marchi di abbigliamento, come l’italiana YOOX, madrina di una vera e propria modella virtuale – Daisy – creata appositamente per il marchio e che indossa abiti scelti dai clienti.

Sempre nell’alta moda francese abbiamo Balmain, che ha commissionato due Influencer virtuali, Margot e Zhi. Oppure, abbiamo grosse catene di vendita al dettaglio, come la brasiliana Magalu, che ha dato vita alla cordiale Lu Do Magalu.

La giovane virtuale non disdegna interviste con le testate giornalistiche, e conta ora 5.1 milioni di follower su Instagram. 

In generale, creare un personaggio da zero ha ancora costi proibitivi per la maggior parte delle aziende, per ora. Per verificarlo si può consultare un elenco completo di influencer virtuali brandizzati a questo link.

“Affittare” un virtual influencer per il proprio brand

C’è però una possibilità alternativa alla creazione da zero: sfruttare degli avatar già celebri costruiti da altri.

Molti influencer virtuali infatti sono la creatura di un collettivo di grafici o fotografi, che popolano poi la loro pagina social di foto e video; solo in seguito i marchi “affittano” l’influencer virtuale per campagne mirate, o interviste con product placement, e simili.

È il caso ad esempio di Imma, di cui parlavamo prima, una ragazza appassionata di moda che posta proprie foto e selfie, ha una forte coscienza civica, esce con gli amici ed ottiene 330mila follower su Instagram. Fa anche video musicali di incredibile realismo su Youtube. Che siano stati questi a valerle il contratto con IKEA?

Sempre su Instagram abbiamo Lil Miquela (3 milioni di follower), che ha collaborato con Prada, Gucci, Calvin Klein, Diesel.

C’è futuro per gli influencer virtuali?

Per affrontare il discorso budget, bisogna partire dal punto di vista tecnologico, e considerare lo sviluppo attuale e la diffusione di computer grafica e intelligenza artificiale a basso costo.

Intelligenza artificiale per le aziende

Oggi un numero altissimo di e-commerce è dotato di chatbot in grado di analizzare e processare il linguaggio naturale e rispondere alle richieste di informazioni dei clienti.  Questa è intelligenza artificiale, come anche quella degli assistenti virtuali i nostri cellulari e della nostra domotica.

Se per un’azienda è proibitivo creare un proprio assistente virtuale brandizzato, come Alexa, Cortana o Google, non lo è “assumere” un chatbot per il proprio sito.

Computer grafica 3D per le aziende

Altra tecnologia da considerare, la computer grafica 3D, in particolare la CGI (che consiste in immagini generate dal computer). Anche qui, potremmo assistere a una lenta e graduale riduzione dei costi e diffusione di massa, come già sta avvenendo nel cinema.

Presto le software house e agenzie potranno creare l’influencer perfetto per ogni brand. E forse sarà impossibile distinguerlo dalle persone reali.

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